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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 19

Esiste un nesso peculiare fra scelte stilistiche dell’autore e sviluppo delle unità narrative, se ci si pone l’obiettivo di fissare l’attenzione sui flussi vicendevolmente scambiati fra i due, che concerne, da un lato, una gestione attenta del ritmo – già avevo anticipato l’argomento qualche lezione fa -, e, dall’altro lato, un tentativo, seppure grossolano, di prevedere le reazioni del lettore. Uno scrittore che vigila su entrambi si dota di un’arma letteraria che potrebbe determinare la qualità d’insieme d’un romanzo.
Come si impara ad armonizzarle? Cercherò in questi prossimi giorni di presentarvi alcuni spunti di riflessione che mi auguro possano tornarvi utili durante la scrittura.

Intravista nel chiarore livido delle cinque e mezzo del mattino, Donnafugata era deserta ed appariva disperata. Dinnanzi a ogni abitazione i rifiuti delle mense miserabili si accumulavano lungo i muri lebbrosi; i cani tremebondi li rimestavano con avidità sempre delusa. Qualche porta era già aperta e il lezzo dei dormienti pigiati dilagava nella strada; al barlume dei lucignoli le madri scrutavano le palpebre tracomatose dei bambini; esse erano quasi tutto in lutto e parecchie erano state le mogli di quei fantocci sui quali s’incespica agli svolti delle “trazzere”.
[“Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa]

Quali sensazioni vi ha donato questa parte del capolavoro del celebre scrittore siciliano? Inquietudine? Tristezza? Sconforto?

Pensate che siano soltanto i significati a comunicarvi ciò? Sbagliato: il ritmo e gli effetti dosati dominano la scena. Mi spiego.
Osservate l’uso della paratassi e dell’ipotassi (ricordate ieri?), quale scelta è stata fatta? Appunto, la subordinazione complica la descrizione, rende il periodare ragionato, talvolta lento, invece nel caso de “Il gattopardo” si voleva donare una situazione quasi di ossessione, o comunque colma di inquietudine. E notate poi l’uso mirato dei punti e virgola, la velocità del ritmo con frasi brevi, senza troppe pause, e concentratevi ora sull’utilizzo degli aggettivi, pregni di intensità: livido o miserabili, tremebondi o tracomatose.

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Capite che se si desidera consegnare emozioni, più che pensieri, le scelte stilistiche sono di fondamentale importanza?
Domani vi presenterò invece i modi di trattare una scena del tutto diversa.
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Commenti

qui mi sembra che gli spunti di riflessione siano densi e abbondanti. Credo che su queste lezioni si dovrebbe (potrebbe) ragionare molto di più. se fossimo davvero in un'aula non sarebbe male. Credo che oggi salteremmo la ricreazione :)

Mi sa che salto pure il pranzo e la pausa caffè...

@Morena: come puoi intuire, chi legge il mio blog ha diverse esperienze: taluni scrivono da tempo, altri sono davvero alle prime armi. Cerco di essere non troppo banale per i primi (a volte temo di esserlo), e non troppo difficile per i secondi.
La scelta stilistica dell'autore è uno degli argomenti che più mi appassiona da tempo, forse perché osservavo a 16 anni come scriveva Gabriele D'Annunzio (colmando fogli confusi di note e idee che allora mi sembravano geniali, oggi sorrido guardandole...), e ieri sera facevo lo stesso con Simenon.

L'aula che io ho in mente si presenta così: io seduto e tutti quelli che hanno seguito le lezioni per 100 giorni a spiegare in piedi, e penso: "Allora vedi che hanno capito che cosa intendevo dire?" ;)

@Sonia: senza disciplina non si raggiungono gli obiettivi, se non molto tardi. Può piacere poco o si può pensare di fare gli "alternativi" del pensiero (spesso ingenuità), ma è la pura e semplice verità. Quindi, dentro a scrivere! ;)

il fatto è che molte cose le sapevo, alcune le intuivo e altre le applicavo senza saperle.
alcune, poi, mi sembrano nuove, forse perché non avevo ancora 'ragionato' su certi aspetti.

il punto vero, però, la bellezza di queste lezioni, è l'acquisire consapevolezza.
questo mi sembra molto importante.

mi piace l'aula che prospetti. tu seduto ad ascoltare i nostri (miei, che degli altri non mi permetto d dire) vaneggiamenti ;)

coraggio, Sonia, non siamo neanche a un quinto :)
chissà cosa ci toccherà saltare prima della fine.

Dì pure Nostri Morena che io mica mi offendo! :) il vaneggiare per me è pura arte.

Signorsì Professore!
anche se, mi permetta una precisazione, così, a bassa voce: che mi piaccia il ruolo della discola della classe mi pare che sia palese; ciò non toglie che io prenda molto sul serio queste lezioni, a tratti ostiche come quella di ieri e di oggi, ma che mi costringono piacevolmente a mettermi lì a ragionarci sopra. a pormi domande.
fare gli alternativi sarebbe fin troppo facile, ma è come se alla prima lezione di tennis si pretendesse di fare un rovescio, senza nemmeno sapere come si fa un dritto. no?
ora ingurgito un altro moment e mi rimetto a lavoro.
promesso.

@Morena: la consapevolezza, sì. Ne avessimo di più noi italiani, anche su altri fronti, avremmo un paese più civile. Ahimè.

@Sonia: bene bene, lezione di domani: un drop-shot al grande slam :)))

Eccomi Sul!
Le lezioni cominciano a farsi difficili per me.
Avendo iniziato a lavorare a neanche 14 anni e fatto la scuola superiore serale, ahimè non finita ma ho deciso di riprenderla quest'anno, Grazie per l'applauso!, capirai che al massimo potrò scrivere un multiraccontointrecciato :)
Se piacerà a me, allora ho raggiunto la meta che mi sono prefissato e non me ne dolgo.
Se non piacerà neanche a me la colpa non può che essere tua, Sul! :p
Grazie per l'impegno e la cura con cui curi le lezioni... e anche noi!
Alex

Alex, tieni duro, nei momenti più difficili bisogna rimanere concentrati e tirare fuori il carattere.
Finisci la scuola superiore, per soddisfazione tua soprattutto. Te lo dico perché anche il mio percorso è stato un casino a suo tempo, e ricordo ancora quando ottenni il diploma di scuola superiore da privatista dopo anni incasinati (non entro nel merito altrimenti mi viene sia rabbia che tristezza). Ricordo che camminando verso casa piansi come un bimbo dalla gioia.
Io non so come ci si senta ad essere una persona regolare e tranquilla, intendo studi in ordine e ogni singola tappa della vita come previsto o quasi, io appartengo all'altra categoria, cioè problemi, crisi, difficoltà continue e tutto ciò che ho ottenuto è stato frutto di dolore più che di gioie.
Perché ti dico questo Alex? Sarà l'ora: 23.54, ma non mollare, lo ripeto, non mollare mai, anche se ci sono momenti di sconforto. Piglia sto diploma, scrivi sto romanzo, ti renderanno entrambe le cose contento di te stesso.
E ora dopo queste confidenze, passo e chiudo, vado a leggere. ;)

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