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Intervista a Sabrina Campolongo

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinata alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Non ricordo di aver mai deciso di avvicinarmi alla scrittura. Scrivere è stato per me un atto scontato, da bambina riempivo vecchie agende di fiabe di mia invenzione, e poi torturavo parenti e amici con le mie letture. Poi ho scritto sempre, in alcuni momenti di più, in altri di meno ma sempre: quaderni, diari, ne ho un paio di scatoloni da qualche parte, che non ho mai riletto. Diversamente invece ricordo il momento in cui ho deciso di provare a fare della scrittura una professione (mito a cui non credo più), partecipando a un primo concorso letterario (era il premio Alberto Tedeschi - Giallo Mondadori, all'epoca ero una divoratrice di gialli...). Per gioco, senza crederci, invece arrivai in finale. Riprovai l'anno dopo, con un giallo a cui credevo di più, ma quella volta non venni notata. (forse mancava del "duende" di cui parla Garcia Lorca, forse era più intelligente, più architettato, più studiato a tavolino) e intanto scrivevo racconti, tantissimi, senza nessuna pretesa di pubblicarli. Finché una mattina mi sono detta, "perchè no?", (le decisioni importanti della mia vita le ho prese sempre così, mesi di incertezze e dubbi, per poi buttarmi nel vuoto senza nemmeno prendere le misure...) ne ho scelti alcuni, li ho spediti a un piccolo editore che mi ispirava, e una decina di giorni dopo ricevevo la prima proposta di pubblicazione.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Io non vedo scollamento tra istinto creativo e razionalità, l'istinto creativo ha una sua razionalità, forse non del tutto consapevole, ma innegabile. Pancia e testa procedono saldamente allacciati. Se per "razionalità consapevole" si vuole intendere scalette, schemi ecc, la mia produzione si situa lontanissima, non ne ho mai fatti. Scrivo come un'invasata, almeno in prima stesura.
Ciò non toglie che, se provassi (l'ho fatto, per esperimento) ad applicare schemi a ciò che l'istinto creativo ha prodotto, quasi sempre i conti tornano. Se non tornano la storia non gira, qualcosa manca anche "a istinto".

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

La seconda che ha detto. :)
Tendenzialmente vivo nel caos, e scrivo nel caos. Quando una storia comincia a formarsi nella mente scrivo sempre, in ogni ritaglio di tempo, su pc o su carta o nella mente, sotto la doccia, mentre guido.
Di notte, moltissimo. In fase di riscrittura invece cerco di darmi un metodo, anche perchè la foga si è attenuata, posso aspettare le condizioni "ottimali" (si fa per dire, possono essere anche alle nove di sera, con i miei bambini che giocano dietro le mie spalle, la tv accesa, il gatto che mi dà colpetti con la fronte sotto al gomito perchè vuol essere accarezzato...) di solito la mattina, quando sono sola.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Come dicevo, non c'è nulla di cui non posso fare a meno, tranne che dell'ispirazione. Scrivo sia in solitudine che in mezzo agli altri. Il silenzio in alcuni momenti lo sento necessario, spesso invece scrivo ascoltando musica, non a caso, spesso anzi c'è una musica specifica, uno o più artisti in particolare dentro ogni cosa che ho scritto.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Li leggo, alcuni li amo visceralmente, di altri vedo la grandezza ma non riesco a sentirli nelle vene, rimane un distacco. Qualcuno mi salva la vita, li rileggo nei momenti di sconforto, proprio per inzupparmi di grandezza, la lettura di certi passaggi, anche tristi o dolorosi, mi trasmette gioia, voglia di fare, mi tira fuori dai pantani, sia creativi che "di vita vera". A non ricordo quale scrittore fu chiesto se avrebbe preferito una vita senza la possibilità di leggere, o una vita senza la scrittura. Se lo domandassero a me rinuncerei senz'altro (seppur a malincuore) alla scrittura.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Non ho idee in merito. Gli scrittori che ho incontrato, tranne rare eccezioni (preziose, perché la conoscenza si è trasformata in amicizia) li ho incrociati in rete. Per me potrebbero vivere allo stesso modo in Polinesia o qui in Brianza. Non frequento circoli letterari né reali né virtuali (mi sono allontanata anche dai lit-blog, che ogni tanto visito, perchè qualcosa di interessante può sempre venir fuori, ma di solito senza lasciare traccia del mio passaggio) probabilmente sono un'asociale. Anche gli scrittori che più ammiro sono sempre stati outsider, per scelta o perchè non potevano essere diversi, semplicemente.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Non lo so. Quando scrivo, in alcuni momenti di grazia soprattutto, mi sento più viva, la vita ha colori più brillanti, forse è felicità. Dall'altro lato, scrivere mi sottrae spesso alla "vita vera", e questo mi fa soffrire, quando me ne rendo conto. Non so se il bilancio è in pari, ma credo di non poter essere diversa da così, per cui cerco di non pormi il dilemma.

La ringrazio e buona scrittura.

Grazie a lei

Sabrina Campolongo è nata nel 1974 nel milanese e cura il blog http://balenebianche.splinder.com.
Finalista, nel 2000, del premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori).
A marzo 2007 pubblica, con Di Salvo Editore, il volume di racconti Balene Bianche.
A giugno 2007 il suo racconto Il dolce dei fichi viene pubblicato all’interno dell’antologia CONCEPT – Gusto edita da ARPAnet.
A dicembre 2007, con lo stesso editore pubblica il racconto
Profumo, inserito nell’omonimo CONCEPT.
A gennaio 2008 pubblica il romanzo Il cerchio imperfetto per la collana Declinato al femminile di Creativa edizioni.
Di ottobre 2008 il giallo Il muro dell’apparenza edito da Historica Il Foglio Letterario.
Molti racconti sparsi nel web. Nel suo blog personale: balenebianche.splinder.com
e in altri siti e blog, tra cui Arteinsieme, Books and other sorrows, La poesia e lo spirito, e Nazione Indiana.
Collabora alla rivista letteraria Historica con una rubrica di recensioni letterarie.

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Commenti

Molto bella anche la voce di Sabrina Campolongo. Spero che nessuno le chieda mai di rinunciare alla scrittura ;)

Tanto di cappello.
sarà... ma a me chi vive nel caos mi fa simpatia proprio così... a pelle! :D

scherzi a parte, belle davvero anche queste risposte.
sonia

cara Sabrina, che piacere leggerti qui!

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