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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ho iniziato da adolescente, per consolarmi.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Con l’istinto creativo ci si può fare poco. Dunque mi colloco nettamente dal lato della razionalità. Poi a volte si scopre che il risultato finale è molto diverso da quanto preventivato… e allora ci si chiede: sarà stato l’istinto creativo?

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Una volta ero maniacale: scrittura dalle undici del mattino (abbastanza svegli, non ancora stanchi) all’una (calo di zuccheri. poi digestione, stanchezza, sonno). E con tappi di gomma nelle orecchie (per non sentire, ad esempio, il rumore della ventola di raffreddamento del computer). Da un po’ di anni a questa parte sono diventato molto ma molto più flessibile.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Ormai solo il computer mi è indispensabile. E qualche volta – ma è una conquista recente – per buttare giù un’idea mi basta persino la carta!

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Del presente o del passato: i grandi scrittori sono il metro su cui ci si misura.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

La scrittura, prima ancora delle nuove tecnologie, è una tecnica per astrarre da tempi e luoghi. L’ideale illuminista di una repubblica delle lettere si fonda sulla scrittura, più che sui salotti. Si discute meglio se si sta lontani. Si discute meglio avendo davanti un pezzo di carta, piuttosto che una persona in carne ed ossa. E poi, illuminismo o meno, mi pare fuor di dubbio che un libro sia un mezzo di comunicazione clamorosamente più potente dell’oralità. Gli scrittori parlano attraverso i libri. Poi, certo, può capitare che uno scrittore frequenti altri scrittori, e/o altri pezzi della filiera editoriale. Anche i poliziotti, o i dentisti, tendono a provare interesse per chi fa il loro stesso lavoro. Sono frequentazioni che possono rivelarsi decisive (io, ad esempio, ho sposato la mia prima editor), ma credo c’entrino poco con la letteratura.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Migliorato, senza alcun dubbio. Scrivere mi fa venire gastrite, insonnia, ogni sorta di acciacco psicosomatico. E’ la cosa di gran lunga più faticosa che mi sia mai capitato di fare (e questo lo dicono anche scrittori che nella vita, per mantenersi, hanno fatto lavori veramente faticosi e pericolosi). E tuttavia le soddisfazioni che possono venire dalla scrittura sono enormi, e a combustione lenta.

La ringrazio e buona scrittura.

Grazie.

Maurizio Torchio è nato a Torino nel 1970. Ha pubblicato la raccolta di racconti Tecnologie affettive (Sironi, 2004) e il romanzo Piccoli animali (Einaudi, 2009).

http://www.mauriziotorchio.it

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Commenti

Interessante, da queste parti.. Non si smette mai di imparare.

@Paul: benvenuto.

Gentile sig. Torchio. Io mi chiamo maddalena vivo ad imperia e ho 65 anni. Per caso ho trovato il Suo servizio sull'ufficio personale della Sig.na Piola e le assicuro che da quando ho visto il film sulle signorine votate agli stipendi cioè da almeno una settimana, io non faccio che pensare a quel periodo e sto male come allora, però ho piacere che si sappia quello che succedeva al quarto piano di c.so Marconi 10 perch8 quando lo racconto ai miei figli mi guardanio increduli e annoiati. Io sono stata assunta nel 1961 e non avevo ancora 16 anni. Al contrario di molte mie colleghe non fui presa dall'azione cattolica, ma per intercezione di una mia cugina che lavorava con la tota Piola nel reparto amministrativo. Fu per la mia famiglia un gran sollievo perchè avevamo molto bisogno di uno stipendio in più anche se io avrei voluto continuare a studiare, ma sembrava un miracolo entrare in C. so marconi luogo di prestigio. Inizi0 per me uno dei periodi più brutti della mia vita. Io sapevo di dover essere grata a mia cugina e alla sig.na Piola e lo ero, infatti poco dopo anche mio padre fu assunto come operaio e mio fratello negli allievi fia, ma io da quel momento non ebbi più una mia vita privata e a 17 18 anni non è facile. Non sto a raccontare quello che le mie ex colleghe hanno illustrato molto bene, ma mi pare che non sia stato detto che fra noi non c'era solidarietà perchà nel momento in cui una cadeva in disgrazia con la GRANDE CAPA veniva isolata da tutte per paura dato che la minaccia di licenziamento era molto usata. Io caddi in disgrazia nel momento in cui si venne a sapere che uscivo con uno studente di ingegneria (socialista, cosa molto grave in quell'ambiente). Iniziù per me un periodo molto molto difficile, gli straordinari mi furono raddoppiati e quando mi rifiutavo (ogni tanto e si parla di una volta al meseperchè andavo a Genova , mi veniva sequestrata la cartolina per timbrare e dovevo umiliarmi ad andare a richiederla dalla Signorina ed il peggio arrivo nel momento in cui mi sposai e rimasi incinta. Ancora oggi mi viene da piangere se penso alle angherie che ho dovuto subire.Per fortuna dopo la maternità mi trasferirono al Centro meccanografico di Mirafiori e finalmente trovai un ambiente in cui si lavorava come degli esseri umani e non come schiavi. Io chiedo scusa se ho approffitato dei questo spazio, ma certi magoni a volta si ha bisogno di buttarli fuori. Un saluto e un ringraziamento. Lei ha gli anni del mio primo figlio

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