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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Avrei voluto fare l’astronauta o il disegnatore di fumetti o il giocatore di pallacanestro, ma eliminando subito il sogno spaziale mostruosamente proibito, mi accorsi che come disegnatore con difficoltà avrei potuto aspirare a qualcosa di più di una sufficienza in educazione artistica, e che per diventare un vero cestista bisogna possedere un bagaglio tecnico superiore al mio pur rispettabile sottomano. Così ho scelto un’altra strada. Ho sempre letto molto, e rielaboravo e fantasticavo (credo che un sacco di gente lo faccia); e di tanto in tanto ho cominciato a buttare giù qualche idea, per vedere l’effetto che fa, né più né meno (e anche questo l’avranno fatto chissà quante persone su e giù per il mondo). Fino a quando un giorno, anni fa, ho scritto un racconto che non sembrava malaccio, ho spedito il racconto a una rivista letteraria, “Nuova Prosa”, e la rivista lo ha pubblicato. 100%, al primo tentativo, bingo. E questo mi ha spinto a scriverne un altro e così via. Se lo avessero rifiutato forse mi sarei fermato, chi può dirlo. La vocazione, questa “chiamata alle armi”, è una cosa che non mi ha mai convinto. Diciamo che sono agnostico.

Se consideriamo come estremi l´istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Teniamoci stretto quello che abbiamo in attesa di clamorose novità: la razionalità consapevole riesco seppur confusamente a individuarla, “l’istinto creativo” ha più a che fare con il sesso che con i libri (lo so, è una battutaccia). Vero è però che i confini della “razionalità consapevole” possono estendersi a territori inesplorati e sorprendenti come nemmeno nello “spazio ultima frontiera” di Star Trek.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un´ispirazione? Ce ne parli.

Moravia era un mostro sacro. Nel mio piccolo scrivo quando posso come posso dove posso e soprattutto se posso, se ne ho il tempo. Ma se si può stare comodi, da soli e con una bottiglia di chinotto è molto meglio. È un affare solitario, e la concentrazione è importante, così come il metodo e la disciplina. Però magari l’idea giusta è venuta la sera prima in pizzeria.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

So di sicuro di cosa faccio a meno: la musica. Ascoltarla mentre si scrive può avere un effetto indesiderato. Sto lì a sentire la mia sinfonia preferita e scrivo l’ultimo capitolo del mio capolavoro. Sento, so che quel libro mi regalerà la fama. Il pubblico mi adorerà, i critici sprecheranno le lodi, un best seller di qualità si appresta a scalare le classifiche e a cancellare tutti i record. Dopo la rilettura, effettuata riascoltando a volume trionfale la mia sinfonia preferita, le prime impressioni si rafforzano e vado a dormire soddisfatto, vagheggiando il Nobel. Alle tre di notte sogno Moby Dick e faccio naufragio in un’isola vulcanica abitata da zombi di scrittori falliti e mi sveglio tutto sudato con le certezza che non ho scritto un capolavoro ma un’ignobile fetenzia, perché la musica aveva imbellettato le mie pagine. Credevo di scrivere un romanzo bellissimo, ma avevo fatto confusione con la sinfonia.
Anche se è doloroso farne a meno, è meglio scrivere senza musica. Oppure allegare un cd al romanzo.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava "sputare" sull´altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Ho letto i classici francesi, ho letto i russi, i grandi della letteratura italiana e compagnia bella. Alcuni mi sono piaciuti molto, altri molto meno, non mi appartengono né la furia iconoclasta né la cieca devozione. Negli ultimi tempi ho riservato maggiore attenzione ai classici della filosofia, che cerco di leggere con costanza. E ho scoperto che i migliori tra i miei amatissimi libri di fantascienza erano davvero belli, con buona pace del senso di colpa per aver trascurato a volte la “vera cultura”. La fantascienza fa bene, ne sono sempre più convinto, è vitaminica. Consideriamo inoltre che certi giudizi si modificano. Se Apuleio mi è sempre piaciuto, da piccolo non sopportavo I promessi sposi, e quando li ho riletti ho cambiato idea. Tommaso Landolfi, poi, possiamo considerarlo un classico? È uno sballo leggerlo e rileggerlo. Il mar delle blatte, Le due zittelle, wow… quanti landolfiani ci saranno in giro? Secondo me esiste un culto sotterraneo mica da ridere.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c´erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Internet permette di comunicare e di fare nuove conoscenze anche se si vive nel villaggio puffo. È ovvio che vivere a Roma, a Milano, a Torino eccetera permette di entrare in contatto direttamente con un maggior numero di artisti, editori, critici eccetera. Ma anche il villaggio ha qualche pregio. Per fare un esempio, nel prossimo fine settimana andrò a mare, non sarà una spiaggia con gli ombrelloni, ma una scogliera a pochi chilometri da casa mia, una riserva naturale con il mare cristallino. Se sarò fortunato vedrò un delfino, ma se anche fossi fortunatissimo, sarà molto difficile entrare a far parte di un cenacolo letterario, sulla scogliera. Mi porterò perciò un libro, e spedirò un sms all’amico che me lo ha consigliato.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

La letteratura ha indubbiamente influenzato la mia visione del mondo, insieme a un mucchio di altra roba, ma dei miei desideri non parlo, non penso interesserebbero a qualcuno. Mi limito ai desideri condivisi: non sarà la letteratura a costruire la pace nel mondo, il nuovo presidente degli Stati Uniti può svolgere un ruolo molto più significativo; e chi non desidera oggi la pace nel mondo?

La ringrazio e buona scrittura.

Grazie a lei.

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta "Ciao campione", Limina, e il romanzo "Io non ci volevo venire qui", che sarà pubblicato da Del Vecchio Editore. Suoi racconti, interventi e recensioni sono apparsi su riviste e antologie. Cura le pagine letterarie della rivista “Mono”, Tunué Editori dell’immaginario.
http://www.speraben.splinder.com

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