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Frammento Due

“Quando sei stato un pezzo in mezzo alle idee, ti prude tutto quanto il corpo e non hai pace se non ti gratti a sangue!”, scrive Musil (L’uomo senza qualità). Stimolato dal post di Giuseppe Genna, mi sovvengono alcune considerazioni.
Benché consapevoli che la società sia strutturata in maniera differenziata molto più d’un tempo – si pensi alla Vienna di Musil -, non è impresa facile abbandonare categorie che fanno parte dell’immaginario collettivo, quasi filosofico si potrebbe sostenere. Che cosa è la borghesia oggi? E la borghesia intellettuale?
Usi e costumi propri dei borghesi di decenni addietro si sono diffusi fra le masse, si pensi, soltanto per fare qualche esempio, ai bagni termali o agli abbonamenti al teatro, al possesso di un’auto e alla possibilità di fare studiare i figli all’università. Le distinzioni fra la borghesia – se si decide che tale categoria esista ancora e, quindi, la si utilizza per costruire il discorso - e la massa vengono meno.
Oggi, grazie a prezzi più abbordabili e forse a causa di un forte desiderio di emulare “chi sta sopra”, qualsiasi cittadino con un lavoro dignitoso dal punto di vista economico è in grado di comperare pezzi di libertà borghese impensabili fino a pochi decenni fa.
Il mio sguardo vuole svilupparsi soprattutto all’interno d’un canale, quello letterario. Penso alle esperienze di poesia e racconto su internet; penso alla possibilità di pubblicare un libro da soli, senza il ruolo delle case editrici; penso ai più di cinquantamila titoli pubblicati ogni anno in Italia; penso ai blog e ai siti; penso anche a quanto la letteratura sia divenuta una vera impresa economica, con processi e intermediari inesistenti un tempo.
E la borghesia come ha reagito a tutto questo? Si parla spesso nel nostro paese dell’assenza di una vera mobilità sociale, possiamo affermare lo stesso in ambito letterario?
Se un’autorità per censo oggi appare anacronistica, se in una seconda fase un’autorità per cultura proteggeva vere e proprie caste, la contemporaneità più recente sta annullando qualsiasi autorità, il messaggio oramai dominante è che qualsiasi persona possa fare qualsiasi cosa. Allora accadono eventi per i quali non si sa se sputare bile o rassegnarsi allo statu quo: il deputato ignorante che ha difficoltà a ricordare l’anno della caduta del muro di Berlino (magari eurodeputato); la ragazza con due anni di danza classica che pensa guardando Amici di Maria De Filippi che sia facile accedere alla Scala di Milano (servono le conoscenze, no?); il giocatore di calcio o il comico che scrive un romanzo, vende migliaia di copie per la sua notorietà e pensa di avere un qualche livello letterario da vantare; quanti esempi potremmo fare? Certo, vi sono le eccezioni, ma infatti sono tali.
È sparito il senso dell’autorità e con essa forse la professionalità e la responsabilità sono termini con accezioni nuove, deformati o percepiti diversamente.
Non sono un nostalgico, non mi interessa difendere valori borghesi (non li possiedo e non li desidero), ma appare lampante come un indebolimento della loro identità a vantaggio delle conquiste della massa abbia portato forse nuovi problemi che ancora non possono essere affrontati perché le categorie della contemporaneità sono diafane nella sostanza, poco definibili con precisione.

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Commenti

il problema è che sputare bile fa male solo a chi lo fa. e rassegnarsi è difficile. penso, però, che continuare ad interrogarsi sia necessario.

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