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Denaro e letteratura

Il denaro permea la nostra esistenza. Eppure la letteratura ne subisce il fascino a tratti, velatamente, con ingenua ipocrisia talvolta. Ogni giorno vi sono nel mondo milioni e milioni di scambi attraverso l’uso del denaro: operai, ingegneri, tabaccai, imprenditori, contadini, insegnanti, sindacalisti, politici, giornalisti, eccetera. L’intera umanità lo riceve e lo consegna di continuo.
In tale condizione, sia che si subisca sia che se ne benefici, sia nella povertà che nella ricchezza, narrare storie implica il più delle volte raccontare anche scambi di denaro.
Quali modalità preferire? Alcune immagini che possano stimolare la fantasia.
Ci sono, com’è ovvio, le monete e le banconote. Le prime possono essere lanciate a distanza, le seconde no, in un impulso d’ira. Le prime, cadendo a terra o su un tavolo, fanno rumore, non le seconde. In entrambe vi sono immagini, chi è rappresentato? Può questo divenire spunto per una coincidenza, per un ricordo, per una previsione?.

«Ancora una banca, amico mio, ancora una banca!...», ripeteva con fare canzonatorio. «Metterei più volentieri i soldi nel progetto di una macchina, di una ghigliottina, per tagliare la testa a tutte le banche che nascono… Che ve ne pare? Oppure in quello di un bel rastrello, per ripulire a fondo la Borsa. Non c’è mica, un progetto di questo genere, tra le carte del vostro ingegnere?».
[“Il denaro” di Èmile Zola]

A meno che non si racconti vicende dell’antichità, negli ultimi secoli siamo costretti a pensare alle banche e poi successivamente alla Borsa. Vi sono “luoghi” in cui il denaro non soltanto si scambia, altresì si accumula. Oppure ci sono alcuni che nascondono grandi quantità di soldi a casa: nel materasso, nella cassaforte, in un sottofondo d’un baule, dietro una libreria, in una scatola di scarpe fra i vestiti.
In effetti, se ragioniamo con calma sul senso e sull’uso del denaro, scopriremo innumerevoli suggerimenti per la narrazione. Pensiamo alla vicenda di Raskòl’nikov in “Delitto e castigo” di Dostoevskij.
E poi il denaro umilia, rende felici, intristisce, dona superficialità, ci sprona verso gli obiettivi di lavoro, ci ripaga di sacrifici, ci fa arrabbiare. Il denaro divide. Il denaro mostra un mondo egoista e un altro sfruttato. Inoltre il denaro, quando manca, complica altri settori dell’esistenza, perché con esso manteniamo o costruiamo il nostro tenore di vita.

Quando Giuseppe acquista un gelato di due euro da Elisa, ne trae un piacere, ma a volte ci dimentichiamo di pensare che Elisa risolverà anche grazie a Giuseppe i suoi problemi di quotidianità economica. Siamo legati al denaro, ineluttabilmente.
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Commenti

chi lo disdegna è ipocrita,
anche se sarebbe bellissimo che nessuno avesse bisogno nè di denaro, nè di lavorare.

Lo penso anch'io Lorenzo, non è il mezzo il problema, è come esso passa di mano in mano forse il nodo della questione. A presto e grazie per il commento.

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